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PENSARE ALLA PIETRA significa pensare la parola come unità, concretezza, segno inalterabile che marca il limine o il limite.  La vivida immagine delle «ombre scritte di pietra» di Celan («mit von Steinen geschriebenen/ Schatten») condensa l'emblema per il secolo che è appena stato. Pensare alla pietra significa pensare alla materia stessa della parola che è, in definitiva, composta di suono e luce.  Ed è così in Sánchez Robayna, dove la roccia nasconde «el gran dios dormido» che attende di essere interrogato. Per Rûmî, invece, la pietra trattiene al suo interno la scintilla pronta a diventare fuoco.
    Ecco segnate due vie essenziali, convergenti o divergenti, pur sempre coincidenti nella materia prima dell'enigma, della parola poetica: “litofonia” o “litofotia”.
L'EBREZZA vitale della poesia di Rûmî, «il massimo poeta mistico della letteratura persiana», forse non è altro che il caotico preambolo a quel silenzio così convenientemente imposto in numerosi distici finali: «Taci, come il centro del Cerchio, ché ormai il Sovrano/ ha cancellato il tuo nome dal quaderno del Dire». Enigma del non-dire come sospensione e radice del dire stesso.
L'IGNORANZA del calligrafo si stabilisce in un esercizio di ritrazione, di passività di fronte al segno così tante volte ripetuto alla ricerca della corrispondenza. La mano del calligrafo s'inserisce nel segno altrui (o nella sequenza infinita dei segni universali) per portarlo a sé, travasarlo nel hic et nunc dell'atto di scrittura rinnovato. L'occhio attento può riconoscere le sbavature, le imperfezioni, (individuali e anonime) del segno trascritto, che lo trasformano e lo rendono proprio.
LETTURA PRIMA o primordiale: The book of tea. Posteriore, eppure antecedente, alla romantica fondazione della modernità che fu. Ciò che l'arte potrebbe (dovrebbe?) essere: naturale asimmetria, tensione costante verso una totalità mai data, mai detta. Assenza ultima della forma e vocazione dell'amorfo alla molteplicità delle sue forme possibili. «Il materiale ancora informe ci affascina» sostiene George Steiner in un insolito atto di concisione.
LE PAGINE BIANCHE o il regno dell'indeterminazione che antecedente l'indeterminato. Prima ancora che il segno si manifesti sulla pagina (o quando questi si sia ormai dissolto) v'è la scrittura senza scrittura, il tempo della «esperanza metódica» dove si incrociano immanifeste le letture, le immagini e i vuoti necessari alla nascita della parola.