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LA PROFONDITÀ inesausta
delle mani in opera
sui volti nostri sovrapposti
di lato e di continuo.

L'obolo per il traghettatore
sempre in tasca luccicante.

Prendilo tu, ti dico,
con questo profumo di tristezza
dalle mie mani.

STAVO sulle tue labbra
funambolo prima ancora
tu mi dicessi
ubriaco di sangue,
di notte, di sospiro
che mi cancellasse.
NON SI CURA il sole
delle ambiguità.
L'orizzonte è riferimento
sufficiente all'esistenza
che trascina.

Così il riflusso
delle maree sogna
la pietra delle coste
ad ogni nuova luna.


TI SVESTI d'abito
ché la nudità è troppa
da tacere
e sul rasoio della voce
torna il mio corpo al tuo
per riposare.

A NORD d'ogni musa,
d'ogni fiume gelato,
l'immobilità dello sguardo.

I fili aggrovigliati
del ritorno, le pietre
levigate con l'ombra
che guardano la morte.

NEL GIORNO di cielo
ch'entra l'ombra
e i campi verdi
di verde s'alzano
d'un passo
non è il falciatore
che l'attesa
dietro la maschera
chiara dell'erba
già troppo avanti
nell'autunno.


LE SCAGLIE pregne
di luce incandescente,
del solo cielo che possiedo.

La carpa si ritira
sotto il filo tagliente
dell'acqua torbida.

Porta con sé l'enigma
di questo giorno.

(carpa Koi)

 
RAGIONI per una poesia notturna:

La gravità non volle
Icaro
prima dell'alba.



COME LA TRASPARENZA inonda
i campi vuoti
col peso sempre eccessivo
della bellezza.

Non dormono i papaveri.

Osservano indifferenti
i bordi della luce
in dissoluzione.

(solitudine del papavero: terza variazione)
SI DESTA ancora il fiore
d'alberi senza nome
al volgere dell'anno.

La luce s'occulta nei petali
immolati alla prima pioggia.

(variazione sul tema dello «Hanami»)
IL SOLCO, i solchi,
le fratture sui muri bianchi
dove il gelsomino s'inombra,
si fa carne dal suo profumo.

S'offre il corpo impudico
sotto il sole feroce,
ferace, che penetra la pietra,
che continua a scavare.

(«fissures» I)

TRA LE MANI stringo le piume
nere del nostro amore
trafitte dalla luce.

La trasparenza dei cieli
è opaca alla parola.

E ogni respiro in primavera
appena un rantolo,
il gridare strozzato
degli uccelli in caduta.
STRETTI in un abbraccio
ai bordi dell'abisso
assaporiamo soli
un tocco di follia
che rende equilibrati.
È LA DANZA delle falene
sotto un lampione a mezzanotte
e tutt'intorno
la violenza del temporale.

(analogia)
(Il muggito sordo del mare
è il solo suono dell'attesa
dopo ch'è morto il minotauro)

(interpolazione di un testo apocrifo)
PIÙ della somma
dei suoi petali pesa
il corpo d'una rosa
strappata alla memoria.

(gravità della rosa: variazione)
LE DITA ch'accarezzano
le pareti spoglie della memoria
e l'occhio nomade tra accenni
di sentieri interrotti.

La mano tradisce la mano,
il centro elude il centro.

E paziente il mondo si sgretola
dietro di noi, dove
le rose gridano per nascere
sebbene non sia promessa loro
alcuna dimora.

("Hier wohnen wir nicht")
COSTRUÌ una dimora
d'inchiostro e carta
dipinta di silenzi
d'amore e nulla.

Costruì una dimora
al limitar del vento,
dove la cenere
sembrava meno scura
e non poté con essa il tempo.
GIORNI di bruma, quando
i sogni sembrano restare
sui margini sempre inquieti
della carne, a ricordare
quanto freddo t'aspetta
nel sonno della vita.
COME un filo il tuo respirare lento.

Tesa guida nel buio
che sondo cercando la linea
dove si frange l'ombra
continua della notte.

Il tuo profilo non visibile
come margine o limite.

Frontiere i nostri corpi
tra le solitudini del mondo.
Un ponte la mano, l'occhio, irrorati
da quale sangue?

Volo breve nel tuo crepuscolo
anzi la veglia.

(albada)